“Il senso del dovere”

 
Viene sempre prima del piacere, questo si sa. Sin da piccoli ci viene detto: "prima il dovere poi il piacere". Con questa frase cresciamo, una frase che infonde in noi l’importanza dell’impegno quotidiano per ottenere i nostri obbiettivi. Solo in questo modo, dopo le fatiche si arriva al raggiungimento del piacere. Ma troppe volte, mi sono domandato, se il dovere non fosse solo un piccolo sotterfugio pronto a ricordare alla nostra coscienza, che non tutto è così bello e semplice come può sembrare. Riflessione questa, che mi balena nella testa ogni volta che io personalmente mi accingo a fare qualcosa di importante, ma soprattutto di "faticoso".
Può essere il lavoro, come anche lo studio, a determinare successivamente quello stato di appagamento interiore; ma è quest’ultimo definibile come piacere? E’ forse così prevalente e schiacciante il senso del dovere?
Lo distinguo in due fasi principali: nell’infanzia, il dovere, sempre relativamente faticoso, porta ad un effettivo raggiungimento dei piaceri. Si perchè in fondo è la semplice mente del bambino che riesce a trasformare ogni singolo gesto e azione degno di impegno, in un successivo stato di perfetto appagamento. Tutto questo perchè su di lui non grava il costante peso della realizzazione personale.
C’è invece la seconda fase, decisamente più "struggente", della mente dell’adulto. Parlando di adulto non bisogna andare a pensare per forza a persone over 30, ma basta prendere in considerazione qualsiasi soggetto over 18, e in alcuni casi anche over 16, insomma tutti coloro che hanno un certo livello di maturità. In loro, il processo del dovere con successivo raggiungimento del piacere, è decisamente più duro. La mente adulta, non riesce mai a trovare pienamente soddisfazione in ciò che fa, non arrivando quindi mai ad un totale stato di appagamento. Da un punto di vista realizzativo questo può essere sicuramente un aspetto di notevole importanza, in quanto seppur si raggiunge un obbiettivo, il fatto di non riuscire a goderne a tutti gli effetti, provoca in noi la classica reazione del continuo miglioramento di se stessi. Ma indubbiamente questo, porta in noi un latente e inconscio stato di insoddisfazione. Questo è dovuto proprio al fatto di non provare totale piacere per qualcosa.
Ci tengo a specificare, che secondo me, i veri piaceri, non sono le mere azioni quotidiane, come può essere: mangiare un gelato, o una fetta di torta, o bere la nostra bibita preferita, o uscire con la propria ragazza/o, o fare l’amore, o aprire i regali di Natale ecc.; non sono da tenere in considerazione le gioie materiali, perchè queste naturalmente, suscitano scontate e prevedibili reazioni positive. Io prendo in considerazione tutti quegli aspetti che implicano il necessario spirito di sacrificio per ottenere qualcosa, e che dovrebbero poi conseguentemente infonderci pienezza e regalarci un sorriso di piacere e soddisfazione.
Perchè si fa tanta fatica a fare tutto questo?
Me lo domando spesso…e spesso mi rispondo che forse è proprio la "condanna" che ci è toccata, a noi genere umano.
Siamo quindi destinati ad un continuo spreco di forze nell’attesa che qualcosa prima o poi riesca realmente ad appagarci?
O siamo destinati semplicemente a provare piacere per quelle cose che vengono gratuitamente tese  davanti a noi?
O siamo più semplicemente incapaci di riconoscere, anche nelle più semplici azioni, il vero significato del piacere?
A livello personale la vedo proprio così: impegno, fatica, angosce e spesso dispersione nel raggiungimento di quegli obbiettivi che poi non ti ricambiano allo stesso prezzo, se non momentaneamente e in maniera futile e incredibilemte inconscia.
 
La Nostra Libertà è fare il Nostro Dovere?
 
liberta
 
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One thought on ““Il senso del dovere”

  1. Provo a risponderti con due righe…che mi fanno vivere meglio…o almeno ci provano…anche se poi, rileggendole meglio (specialmente quando scrivo "dicon tutti") queste parole mi riportano un pò al tuo "senso del dovere"…Ciao

    “In fondo quel che conta sta nelle piccole cose

    …ed io ho imparato ad apprezzarle
    dicon tutti che fioriranno se sono rose

    …ed io ho imparato ad aspettarle”

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