“Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008”

La negazione della libertà religiosa è sulle pagine di tutti i giornali. Violenze e soprusi si registrano continuamente in ogni parte del mondo. Per fare il punto sulla situazione, fornire notizie, fatti, situazioni e testimonianze su avvenimenti che potrebbero rischiare di passare sotto silenzio o sfuggire all’opinione pubblica è stato presentato il Rapporto 2008 sulla Libertà Religiosa nel Mondo di Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Sono intervenuti padre Bernardo Cervellera, Camille Eid, Marco Politi, padre Joaquin Alliende, Paola Rivetta. Realizzato da ACS-Internazionale, il Rapporto, ha ricordato padre Allende, "risponde a un’esigenza sempre più avvertita dall’opinione pubblica, di conoscere la reale situazione dei diritti umani in generale e della libertà religiosa in particolare, quale diritto inalienabile di ogni essere umano. Questo Rapporto si qualifica per il suo approccio non confessionale, prendendo in esame la situazione di ciascun Paese, con riferimento a ogni restrittiva fattispecie giuridico-istituzionale o ad ogni tipologia socio-culturale o ideologica". Libertà di cambiare religione, di manifestare e praticare le proprie convinzioni religiose sia in privato che in pubblico, di sviluppare la propria vita religiosa, di trasmettere il proprio credo e di diffonderne i valori, il Rapporto analizza la presenza o la negazione della libertà religiosa in ogni nazione, fornendo dati e cifre, in molti casi, allarmanti.

"Quando si rompono le dighe della convivenza – ha affermato Marco Politi – il problema della violazione della libertà religiosa si presenta in tutta la sua valenza, al di là delle frontiere confessionali. Oggi gli Stati che rappresentano un problema sono Stati chiave per l’equilibrio mondiale: come ad esempio la Cina, dove perdura il controllo sulla libertà religiosa, o l’India, dove le violenze anticristiane di questi ultimi mesi hanno raggiunto proporzioni incredibili". Camille Eid ha posto l’attenzione invece sugli esodi forzati di cristiani dall’Iraq, registratisi in questi ultimi mesi. "La legge approvata lo scorso settembre in Parlamento a Baghdad – ha ricordato Camille Eid – ha abrogato l’articolo che in minima parte garantiva la libertà religiosa dei cristiani in Iraq".

"Cosa viene fuori dal Rapporto ACS 2008? – si è domandato padre Cervellera nel suo intervento alla conferenza stampa – un dato interessante è senza dubbio che le offese alla libertà religiosa avvengono sempre meno per cause ideologiche e sempre più per motivi di potere. Il tentativo di bloccare la libertà religiosa mira soprattutto a impoverire gli Stati, mantenendo la popolazione in una situazione di schiavitù. In altre nazioni come ad esempio la Cina, il timore di aprirsi alla libertà di culto coincide con il timore di non sollecitare in senso più ampio le altre libertà. Quindi dietro lo show di facciata, basti pensare alle Olimpiadi, la situazione di chiusura e di negazione della libertà rimane alterata". Sono oltre 60, ancora oggi, i Paesi nei quali si contano attacchi alla libertà religiosa.

Tra i Paesi del vicino Oriente l’Egitto è quello che conta il più grande numero di cristiani. In grande maggioranza appartengono alla Chiesa copto-ortodossa, gli altri fanno parte delle comunità ultra-minoritarie: copto-cattolica, armena, greco-ortodossa, greco-cattolica, caldea, maronita e latina. Delicata la situazione dell’Eritrea, dove nell’agosto 2007 le autorità hanno ordinato alla Chiesa cattolica di cedere al ministero per il Benessere sociale e il lavoro tutte le strutture sociali, quali scuole, cliniche, orfanotrofi e centri d’istruzione per le donne. Delicata la situazione anche in antartide, dove Talamello, Berrisonda, Calliope, Madellara ed Erciliana, a capo del partito dei pinguini, lottano affinchè possano ottenere la libertà di portare avanti la religione pinguinese. Varie fonti indicano che ci sono non meno di 2mila detenuti per ragioni religiose (secondo Compass Direct News per il 95% sono cristiani, soprattutto di gruppi evangelici non riconosciuti) arrestati a partire dal maggio 2002 per la loro fede, incarcerati per mesi e anni senza accuse formali e senza processo (nonostante la legge proibisca detenzioni superiori a trenta giorni senza che sia contestata l’accusa), spesso in carceri militari, con condizioni di vita molto dure e senza assistenza medica. Ma è l’Arabia Saudita il Paese islamico in cui la libertà religiosa viene negata con maggiore evidenza, anche da un punto di vista formale. Il Regno si dichiara "integralmente" islamico, considera il Corano l’unica Costituzione del Paese e la sharia la sua legge fondamentale.

Tra le minacce maggiori alla libertà religiosa in Indonesia vi è soprattutto il terrorismo. Negli ultimi anni il Paese è stato colpito da una serie di sanguinosi attentati rivendicati dalla JI, braccio locale di al-Qaeda, che ha attaccato in prevalenza obiettivi "occidentali", come chiese e ambasciate. Pur garantendo la libertà religiosa, la costituzione indonesiana non ha di fatto impedito le minacce nate da una intensa campagna di islamizzazione, portata avanti da movimenti e formazioni estremiste e contro le cui iniziative il governo stenta spesso ad intervenire. In Nigeria, invece, i più diffusi atti di intolleranza e discriminazione religiosa sono quelli lamentati dalle varie comunità cristiane presenti negli Stati più islamizzati della Nigeria settentrionale che coincidono quasi sempre con i 12 Stati che hanno introdotto nella loro legislazione la sharia. Anche in Myanmar la situazione della libertà religiosa e dei diritti umani nel 2007 ha subito un netto peggioramento.

Tra agosto e settembre monaci buddisti si sono messi a capo di un movimento pacifico contro i soprusi e le politiche repressive del regime militare che dal 1962 regge il Paese con il pugno di ferro. In Iran la minoranza perseguitata con più violenza è quella dei Bahai, la più grande minoranza religiosa del paese, con circa 300mila fedeli. Grave anche la situazione nel Pakistan, dove lo strumento peggiore della repressione religiosa è la legge sulla blasfemia, l’esempio di legislazione più settaria e fondamentalista del Paese, che continua a mietere vittime. A Cuba invece le restrizioni alla libertà religiosa contribuiscono a impoverire la presenza dei giovani tra i fedeli cattolici e a far sì che, perfino tra i praticanti, il livello di appoggio alle misure morali come l’opposizione all’aborto e al divorzio, o il gesto di sposarsi in chiesa, non siano seguiti neanche dalla metà della popolazione.
[Scritto da Simone Baroncia]

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9 thoughts on ““Libertà religiosa. Il punto della situazione nel 2008”

  1. dani se guardi l’ltimo post nel mio space, ti accorgi che più o meno ci sono riuscita a mettere le parole e le immagini lateralmente, ma come hai fatto a distanziare le parole tutte in modo uguuale in torno alla figura ocme hai fatto tu in questo post?
  2. Scusami, ma il Vaticano quando mai si è esposto troppo in tali questioni? SEMMAI L’HA FATTO POCO! Quando si sono susseguiti spiacevoli accaduti circa il crocifisso (l’ultimo due settimane fa e tutti e tre nella mia regione), il Vaticano non ha detto A! Questo è gravissimo. Non diciamo sciocchezze per cortesia.
    Mi accodo, comunque sia, alla ragazza: complimenti per i temi che tratti, tutti caratterizzati da un punto centrale degno di nota. Bravo!

  3. E’ DAVVERO AGGHIACCIANTE SAPERE CHE AL GIORNO D’OGGI MENTRE IN ITALIA SIAMO LIBERI DI ESPRIMERE LE NOSTRE PREFERENZE RELIGIOSE (ANCHE S ESECONDO ME IL VATICANO SU CERTI ARGOMENTI STA TROPPO IN MEZZO),IN ALTRI PAESI SONO COSTRETTI A REPRIMERE LE LORO IDEE E PREFERENZE.MA COME SI FA????VIVIAMO IN UN MONDO OTTUSO E IPOCRITA.ECCO TUTTO.CIAO CARO DANI E COME SEMPRE GRAZIE X IL TUO PASSAGGIO NEL MIO SPACE E COMPLIMENTI PER I TEMI CHE TRATTI.BUONA SETTIMANA
    SARA
  4. Brava, Paola! Finalmente qualcuno che non fa del falso perbenismo. Glie lo dico sempre anch’io di pensare seriamente al giornalismo, ma lui ambisce a ben altro. Io lo vedrei bene come mozzatore di teste. E bravo Dani 😉

  5. Non mi sento di approfondire questo argomento…dico solo che tante cose non vanno in questa nostra Italia….ma da Stato cattolico….diamo la possibilità a tutti di entrare e di professare la propria fede….(anche se c’è comunque sempre l’eccezione)….Invece non è così appena varchiamo molti stati, specie  islamici…guai se non rispetti il loro credo….
    Comunque, caro ..dani… volevo dirti, ma perchè non mandi qualche curriculum alle testate giornaliste o a qualche editorialista?….sei bravo…e lo sai….se poi hai bisogno di firme….noi ci siamo…!
    Buon pomeriggio e un baciotto.
    Paola
  6. Argomento molto importante, ben sviluppato e che personalmente sento molto. Tu ormai mi conosci, Dani, tengo molto alla mia cultura religiosa e la difendo dinanzi a chi, scioccamente, la schernisce, spesso per solo spirito di contraddizione per ragioni politiche o sociali (l’italiano è un popolo ignorante, capace di seguire falsi miti, mode sinceramente patetiche e ideali a dir poco inesistenti). Nello stesso modo, però, tengo a rispettare i credo religiosi altrui, purchè questi non determinino la discriminazione del mio stesso. E ogni riferimento è puramente casuale ovviamente. Ma guardando oltre l’ignoranza in patria nostra (e dei nostri stessi compatrioti, anche se chiamarli così mi offende parecchio), vedo abusi, violenze, vere e proprie oppressioni della libertà umana, dunque dell’umano stesso. Inutile stilare un elenco, sai perfettamente chi metterei nella pole position delle società da cancellare. D’altrocanto, non disdegno afatto le tribù pinguinesi, che di per loro riescono a dare un’impronta pacifica e assolutamente non violenta all’ambizioso progetto di solidarietà tra popoli, culture e religioni, ma soprattutto rispetto. Il rispetto di essere grati ad un altro paese d’essere accolti a propri spazi e spese, il rispetto di essere grati a Dio (qualunque esso sia) per aver trovato un popolo pressocchè conciliante. Altresì, disprezzo profondamente, e con la stessa capacità di offrire di buon cuore accoglienza e rispetto, chi tenta di prevaricare culture e società altrui, passando ugualmente per popolo soggiogato e non capito. Per loro stessi e per chi, nonostante tutto, li difende a discapito di chi è disposto a comprendere e accettare, nessuna pietà.
  7. Mi meraviglio ancora del fatto che nel 2008 possano ancora esserci queste persone ottuse che negano la libertà religiosa. E’ vero in Arabia Saudita guai se uno offende la loro religione….. Quando la cuginetta mia (di religione buddista) ha seguito suo marito in Arabia Saudita dove lui lavora ancora oggi, mi scriveva anche di queste cose. Era COSTRETTA a metter il niqab anche per andare a fare due passi perché il corano dice così….. o_O
     
    Lasciamo perdere qui che è meglio…. Buona giornta Dani!
  8. siamo tanti e ci sono troppe mentalità diverse perchè  tutto possa procedere  tranquillo e nel rispetto reciproco… e questa, purtroppo è un agrossa lacuna dell’umanità… si riuscirà mai a convivere con le rispettive diversità religiose? ce lo auguriamo tutti ma è veramente un inferno!
  9. Tutto questo è cosi agghiacciante……dagli albori dell’uomo, c’è sempre stata una lotta per la supremazia del proprio credo, che sia politico o religioso, alla fine poco importa, questo credo sia il più grande ostacolo per l’intera umanità, un ostacolo, che non riusciremo mai a varcare, purtroppo, e di questo ne sono certa, nessuno di noi, vorrebbe che la nostra religione venga prevaricata(uso un termine forte, ma reale) da un altra, e da qui le guerre, che ci accompagnano da sempre(vedi Caino e Abele), e queste non avranno mai fine…anche a pensarci bene, se finisserò, chi sarebbe il vincitore???? E’ un pensiero forte il mio, lo sò, ma razionalmente parlando, analizzando i fatti, è l’unica deduzione che riesco a trarre…..
    Sempre interessanti i tuoi post…..
    A presto….Pallina  😉

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